(🇮🇹 ITA) POST-TRUTH 7⃣ Status ed efficienza - (🇪🇸 ESP) POST-TRUTH 7⃣ Estatus y eficiencia

in Olio di Balenalast year

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Pic by @maruskina

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Capitoli anteriori:

1. Gli inuit
2. La verità
3. Metodo scientifico
4. La crisi della riproducibilità
5. p-hacking
6. Velocità


Qualche anno fa, se volevamo avventurarci in auto per strade sconosciute, non avevamo altra scelta che prendere in mano una mappa di carta e seguirla. L'ideale era avere un copilota che spiegava l'enorme mappa che, tra l'altro, gli impediva anche di godersi il paesaggio, o in sua mancanza bisognava fermarsi a chiedere.

Avere un autista privato è uno status symbol dell'alta società mentre, grazie a Hollywood, abbiamo l'immagine della classe media newyorkese o londinese che cerca di fermare un taxi in una piovosa giornata d'autunno impressa nella nostra mente.

Classe medio-bassa e classe bassa sui mezzi pubblici.

I bohémien e gli hippy, un po' per ideologia un po', in alcuni casi, per camuffare la loro appartenenza alla classe umile, li mandiamo in autostop a vivere l'esperienza di condividere un viaggio con uno sconosciuto.

Nell'immaginario del sogno americano tutti possono aspirare a far parte dell'élite dell'alta società. Qualsiasi prodotto che, pur non permettendo alle masse di raggiungere questo obiettivo, dia loro l'illusione di esserne ogni giorno più vicini, probabilmente funzionerà.

Così arriva Uber, l'autista privato di tutti.

All'inizio era solo un servizio di auto di lusso con autista.

Volevamo solo premere un pulsante e fare un giro. E volevamo fare una corsa di classe. Volevamo fare i ballerini a San Francisco. Ecco di cosa si trattava.
Travis Kalanick, CEO di Uber.

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Facciamo un passo indietro.

Per diventare tassista a Londra, devi superare un esame chiamato The Knowledge, il conoscimento. Per superarlo occorrono anni di preparazione, visto che bisogna conoscere a memoria le 25.000 strade della città e tutti i negozi, gli uffici e i punti di interesse presenti in ognuna di esse.

Anni di esperienza fanno sì che un tassista esperto possa prevedere il percorso più breve a seconda dell'ora, del giorno della settimana o degli eventi che si svolgono in città.

Ma questo non gli impedisce di rimanere bloccato in un ingorgo.

Il traffico è un sistema molto più complesso dei sistemi finanziari che abbiamo visto nel capitolo precedente e fare previsioni accurate è molto più difficile.

E' qui che arriva in aiuto la tecnologia.

Possiamo noleggiare un'auto a Londra e il fantastico Google Maps ci porta ovunque.

Oppure chiediamo un Uber, che è molto cool.

Un mix tra lo status di avere un'auto con autista privato e l'avventura chic bohemien on the road con uno sconosciuto di cui possiamo fidarci grazie alla tecnologia che Uber ci dà, gratis.

Geniale.

Tranne per i poveri tassisti che hanno dovuto fare molti sforzi per poter esercitare la loro professione in un settore così esigente. E forse un po' troppo conservatore.

L'alto livello di specializzazione richiesto, che serviva come protezione dall'abusivismo professionale, potrebbe esserglisi rivoltato contro.

Nemmeno la deregolamentazione dei servizi si è dimostrata una soluzione.

In alcune città come Seattle, ciò ebbe l'effetto di aumentare il numero di tassisti ma non la domanda, così molti taxi erano inattivi e per avere benefici dovettero aumentare i prezzi. Un altro effetto della riduzione dei requisiti per ottenere una licenza è stata la diminuzione della qualità del servizio, o l'aggressività nell'attirare i passeggeri, come menzionato in un rapporto del 2004.

Visto che la professione di tassista è diventata dura, perché studiare le 25.000 strade di Londra, se un'app può guidarmi e persino prevedere gli ingorghi meglio del tassista più esperto della città. Dal tassista all'autista socio di Uber .

A quanto pare, non è geniale neanche per gli autisti di Uber.

Stipendi al di sotto del salario minimo, orari di lavoro più lunghi, concorrenza spietata, un'app che ti monitora costantemente per misurare le tue prestazioni, e che ti penalizza e ti sbatte fuori gioco nel momento in cui smetti di essere redditizio per l'azienda.

Inoltre, senza l'app saresti perso.

Ho lavorato in media dalle 6 alle 8 ore per 6 giorni alla settimana per mantenere la mia famiglia. Ora sono 10-12 ore.
La mia famiglia dipende dall'algoritmo. A volte fa paura, ma se almeno fosse giusto andrebbe bene.

Abdura Hadi, un autista di Uber

Internet è pieno di testimonianze simili.

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L'app non solo collega clienti e autisti, calcola e ottimizza i percorsi, ma ha anche la sua accademia, per formare gli autisti ed essere più efficienti e redditizi, ma anche per fare propaganda antisindacale. Nessuno è costretto ad ascoltarli, ma come fidarsi che anche questi dati non vengano utilizzati dagli algoritmi di Uber per calcolare a che autista assegnare ogni cliente.

Il CEO di Uber ha dichiarato in diverse occasioni che il problema degli autisti è solo temporaneo e che a lungo termine saranno sostituiti da auto automatiche ancora più efficienti.

Se almeno fosse giusto.

Come facciamo a saperlo se l'algoritmo è opaco?

È giusto nei confronti dei clienti?

[Uber] è una società che si è vista immersa in molte polemiche. Tra i momenti salienti c'è stata una cena in cui il dirigente di Uber, Emil Michael, ha detto al giornalista Ben Smith che stava considerando di indagare sulla vita privata di Sarah Lacy, una giornalista che aveva criticato Uber. Uber è un'azienda che spia i propri clienti utilizzando quella che chiama la sua God View, Visione Divina dei dati della compagnia, che è stata mostrata in occasione di eventi aziendali come intrattenimento e discussa sul suo sito web. Si tratta di una società il cui amministratore delegato di New York, Josh Moher, è sotto indagine interna per aver spiato una giornalista senza il suo consenso. Si tratta di una società i cui dipendenti avvisarono un altro giornalista che "i funzionari della società potrebbero accedere ai suoi registri di viaggio come passeggero".
Ciò che è tuo è mio, Tom Slee.

Ho già accennato a questo libro nel post Ciò che è tuo è mio in cui ho parlato dei modelli di economie pseudo-collaborative come AirB&B, e delle imprevedibili e non sempre positive conseguenze che possono produrre nella nostra complessa società. Vi invito a leggere il post se ve lo siete persi in quel momento, perché ho deciso di includerlo in questa serie di post, come capitolo 7.1.

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L'idea di utilizzare le informazioni dei big-datas in modo creativo e per l'intrattenimento e il marketing non è originale di Uber.

Spotify ha utilizzato le informazioni rivelate dai dati dei suoi utenti per creare i messaggi dei cartelli di una delle sue campagne pubblicitarie.

Gentile persona che hai ascoltato "Sorry" 42 volte il giorno di San Valentino, cos'è che hai fatto?

Salve 3479 persone che il giorno del voto sul Brexit avete ascoltato "It's the end of the world as we know it", è la fine del mondo come lo conosciamo, tenete duro.
Fonte

Mentre questa era divertente e innocente, una controversa campagna pubblicitaria di Uber in Francia che fu ritirata, mostrava donne in lingerie alla guida, e recitava:

"Avions de Chasse" è il termine francese per 'aerei da combattimento', ma anche il termine colloquiale per una ragazza incredibilmente sexy. Beato te! Gli "Aerei" più belli del mondo ti aspettano in questa applicazione: siediti, rilassati e lasciati portare al settimo cielo!
Fonte

In un mondo in cui disegnamo campagne di marketing basate sui dati, non credo che questa idea molto creativa fosse dei francesi che ancora trovano sexy il sessismo.

Raccogliamo dati per prendere decisioni che non sono nostre, ma sono quelle che i dati ci rivelano, o a ciò che vogliamo vederci, o i modelli che un software ci vede, in ogni caso i loro effetti sono lo specchio della nostra società.

Come ha commentato nel capitolo di ieri @poliwalt10, i bot:

renderanno il lavoro dell'uomo obsoleto, soprattutto di quell'uomo che non crea più qualcosa di unico ma si limita a fare ogni giorno la stessa azione, per tutta la vita, finché non muore o raggiunge miracolosamente la pensione.

Siamo ancora in grado di creare qualcosa di unico, il segno distintivo della nostra umanità?

O dovremmo chiederci se un bot può superarci nella nostra specialità, la creatività.

Credo che la cosa più importante sia mantenere il controllo, in modo da non perderci se un'app si ferma o non è disponibile. Ancora più importante è proteggere il nostro controllo sulla tecnologia, che stiamo cedendo a pochi individui in cambio della promessa di un sogno e di uno status probabilmente irraggiungibile.

E chissà quanto ancora stiamo cedendo senza neanche saperlo.

Spero di non avervi annoiato, perché domani continuerò a parlarvi di dati e algoritmi.

Baci, !BEER e abbracci 😘🍻🤗

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Pics dei separatori On the Shoulders of the Giants by @maruskina
Utilizzati anteriormente nel post

Un tesoro nascosto in una moneta da 2 Sterline AKA I miei obiettivi su Steemit Hive


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Pic by @maruskina

🇪🇸 VERSIÓN ESPAÑOLA 🇪🇸


Capitulos anteriores:

1. Los inuit
2. La verdad
3. Método científico
4. La crisis de la reproducibilidad
5. p-hacking
6. Velocità


Hace unos años si queríamos aventurarnos en coche por rutas desconocidas, no nos quedaba más remedio que procurarnos un mapa en papel y seguirlo. Lo ideal era contar con un copiloto con un enorme mapa desplegado que le impedía disfrutar del paisaje, o en su ausencia pararse a preguntar.

Tener un chófer privado es un status-symbol de la clase alta y, gracias a Hollywood, tenemos la imagen de la clase media neoyorquina o londinense intentado parar un taxi en un lluvioso día de otoño grabada en nuestra mente.

Clase media-baja y baja en transporte publico.

Los bohemios y hippy, un poco por ideología y, en algunos casos, un poco por disfrazar su pertenencia a la clase baja, los enviamos en autostop a vivir la experiencia de compartir viaje con un desconocido.

En el imaginario del sueño americano todos pueden aspirar a llegar a formar parte de la elite de la clase alta. Cualquier producto que, aunque no permita a las masas alcanzar este objetivo, le de la ilusión de estar cada día más cerca de cumplirlo, probablemente funcionará.

Así que llega Uber, el chófer privado de todos.
Al principio solo se trataba de un servicio de coches de lujo con conductor.

Sólo queríamos apretar un botón y dar un paseo. Y queríamos tener un viaje con clase. Queríamos ser bailarines en San Francisco. De eso se trataba.
Travis Kalanick, CEO de Uber.

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Damos un paso atrás.

Para llegar a ser taxista en Londres, hay que aprobar un examen llamado The Knowledge, el conocimiento. Para superarlo se requieren años de preparación, pues hay que conocer de memoria las 25.000 calles de la ciudad y todas las tiendas, oficinas y puntos de interés que hay en cada una de ellas.

Los años de experiencia, hacen que un taxista curtido pueda llegar a predecir la ruta más corta en función de la hora, día de la semana o eventos que puedan celebrase en la ciudad.

Pero esto no le impide que alguna vez se encuentre en un atasco.

El trafico es un sistema mucho más complejo que los sistemas financieros que vimos en el capitulo anterior y hacer predicciones acertadas es mucho más difícil.

Para esto nos viene en ayuda la tecnología.

Podemos alquilar un coche en Londres y el fantástico Google Maps nos lleva donde sea.

O pedimos un Uber que es muy cool.

Un mix entre el estatus de tener un coche privado y la aventura bohemia chic on the road con un desconocido en cual podemos confiar gracias a la tecnología que nos brinda Uber, gratis.

Genial.

Menos para los pobres taxistas que han tenido que hacer muchos esfuerzos para poder ejercer su profesión en un gremio tan exigente. Y puede que algo conservador.

El alto nivel de especialización requerido, que servía de protección para el intrusismo en la profesión puede que se le haya vuelto en contra.

La desregulación de los servicios tampoco ha resultado ser una solución.

En algunas ciudad como Seattle, esto tuvo como efecto que el numero de taxista aumentó, pero no la demanda, por lo que muchos taxis estaban parados y para tener beneficios tuvieron que subir los precios. Otro efecto de los menores requisitos para obtener la licencia fue la disminución de la calidad del servicio, o agresividad para conseguir pasajeros, como se menciona en un informe del 2004.

Dado lo duro que se se ha vuelto la profesión de taxista, por qué estudiarse las 25.000 calles de Londres, si una app me puede guiar y hasta predecir atascos mejor que el taxista más experimentado de la ciudad. De taxista a conductor socio de Uber.

Pues resulta que tampoco para los conductores de Uber es tan genial.

Sueldos por debajo de los salarios mínimos, jornadas de trabajo más largas, competencia salvaje, una app que te monitorea constantemente para medir tu rendimiento, y que te penaliza y te saca del juego en el instante en que dejas de ser rentable para la empresa.

Además sin la app estarían perdidos.

Solía trabajar un promedio de 6 a 8 horas durante 6 días a la semana para mantener a mi familia. Ahora son de 10 a 12 horas.
Mi familia depende del algoritmo. A veces da miedo, pero si fuera justo, estaría bien.

Abdura Hadi, un conductor de Uber

Internet está lleno de testigos similares.

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La app no solo pone en contacto clientes y conductores, calcula y optimiza rutas, sino que también tiene su academia, para formar a los conductores y ser más eficientes y rentables, pero también para hacer propaganda anti-sindical. Nadie está obligado a escucharlos, pero cómo confiar, que también estos datos no sean usados por los algoritmos de Uber para calcular a que conductor asignar cada cliente.

El mismo Ceo de Uber ha declarado en varias ocasiones que el problemas de los conductores es solo temporal y que en el largo plazo serán sustituidos por coche automáticos, aún más eficientes.

Si fuera justo.

¿Cómo podemos saberlo si el algoritmo es opaco?

¿Es justo para los clientes?

[Uber] es una compañía que se ha visto inmersa en muchas controversias. Entre los sucesos más destacados está una cena en la que el ejecutivo de Uber, Emil Michael, le dijo al periodista Ben Smith que se había planteado investigar la vida privada de Sarah Lacy, una periodista que criticó a Uber. Uber es una compañía que espía a sus clientes utilizando lo que denomina su God View o "Visión Divina" de los datos de la empresa, que se ha mostrado en actos de la compañía como entretenimiento y sobre la que se habla en su sitio web. Es una compañía cuyo director general de Nueva York, Josh Moher, está siendo sometido a una investigación interna por rastrear a una periodista sin su consentimiento. Es una compañía cuyos empleados han advertido a otra periodista de que "los directivos de la empresa podrían acceder a los registros de sus trayectos como pasajera".
Lo tuyo es mío, Tom Slee

Ya os mencioné este libro en el post Lo tuyo es mío en los que os hablé de los modelos de las economías pseudo-colaborativas como AirB&B, y de las consecuencias imprevisibles y no siempre positivas que pueden producir en nuestra sociedad compleja. Os invito a leer el post si os lo perdisteis en su momento, porque he decidido incluirlo en esta serie de post, como el capitulo 7.1.

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La idea de aprovechar de la información de los big-datas de forma creativa y para entretenimiento y marketing no es original de Uber.

Spotify utilizó información revelada por los datos de sus usuarios para crear los mensajes de los carteles de una de sus campañas publicitarias.

Querida persona que escuchaste "Sorry" 42 veces el día de San Valentín, ¿qué es lo que hiciste?

Queridas 3479 personas que el día del voto por el Brexit escuchasteis, "It's the end of the word as we know it", es el fin del mundo así como lo conocemos, aguantad ahí.
Fuente

Mientras que esta era divertida y inocente, una polémica campaña publicitaria de Uber en Francia que fue retirada, mostraba conductoras en lencería, y recitaba:

"Avions de Chasse" es el término francés para "aviones de combate", pero también el término coloquial para designar a una chica increíblemente caliente. ¡Qué suerte! Los "Aviones" más bonitos del mundo te esperan en esta aplicación. ¡Siéntate, relájate y deja que te lleven al septimo cielo!
Fuente

En un mundo dónde diseñamos campañas de marketing en función de los datos, no creo que esta idea tan creativa fuera de los franceses a los que lo sexista aún le parece sexy.

Tomamos datos para tomar decisiones que no son nuestras, son las que los datos nos revelan, lo que queremos ver en ellos, o los patrones que un software ve en ellos, de cualquier forma sus efectos son el espejo de nuestra sociedad.

Como comentaba en el capitulo de ayer @poliwalt10, los bot:

volverán obsoleto el trabajo del hombre, especialmente de aquel hombre que ya no crea algo único, sino que simplemente hace la misma acción cada día, por el resto de su vida, hasta que muera o llegue milagrosamente a la jubilación.

¿Somos aún capaces de crear algo de único, seña distintiva de nuestra humanidad?

O deberíamos preguntarnos si los bot pueden superarnos también en nuestra especialidad, la creatividad.

Creo que lo más importante es seguir manteniendo el control, para no perdernos si una app se detiene o no está disponible. Aún más importante proteger nuestro control sobre la tecnología, que estamos cediendo a unos pocos individuos a cambio de la promesa de un sueño y un estatus probablemente inalcanzables.

Y quizá cuánto más estamos cediendo sin saberlo.

Espero no haberos aburrido, porque mañana seguiré hablándoos de datos y algoritmos.

Besos, !BEER & abrazos 😘🍻🤗

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Pics de los separadores On the Shoulders of the Giants by @maruskina

Utilizados anteriormente para el post

Un tesoro escondido en una moneda de 2 Esterlinas AKA Mis objetivos en Steemit Hive

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Grazie mille!!!
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ahahahahah


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@tipu curate

Grazie mille ancora una volta per il tipu!
Baci, !BEER & abbracci 😘🍻🤗

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Ahahaha grazie! 😀

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Ancora più importante è proteggere il nostro controllo sulla tecnologia, che stiamo cedendo a pochi individui in cambio della promessa di un sogno e di uno status probabilmente irraggiungibile.

Concordo pienamente. In vista della prossima HiveFest che sarà ospitata su AltspaceVR in modalità Realtà Virtuale, ho cominciato a interessarmi di tale tecnologia: non ti nascondo che la cosa mi preoccupi non poco, per il sempre maggior potere manipolativo in mano al solito piccolo manipolo di persone... ma chissà?

!BEER e un caro abbraccio!

Grazie caro @amico.sports per soffermarti a leggere il post e lasciare un sempre più che gradito commentario.

Fai benissimo a interessarti della tecnologia che usi. La conoscenza è potere.
Uno degli scopi di questa serie di post è che la gente sia consapevole delle implicazioni che hanno nella vita di tutti l'uso di tecnologie che non controlliamo, che diventano sempre più complesse, per cercare di ribaltare la situazione ed essere noi ad assumere il controllo.
Abbiamo il mulino. 😜
Se siamo consapevoli delle conseguenze dell'uso della tecnologia possiamo difenderci da effetti non desiderati, o almeno provarci o cercare alternative quando esistono. Il controllo dei dati e degli utenti da parte delle grandi corporazioni è noto a tutti, gli usi poco etici che ne fanno per influire sulle nostre decisioni li sospettiamo.
Sono questioni importanti che dobbiamo risolvere, ma almeno le abbiamo identificate e stiamo costruendo alternative.

Sulla Realtà Virtuale e AltspaceVR non ho investigato molto, so che è di Microsoft, che pur non piacendomi (sai che sono pro Open Source), non mi sembra più pericolosa che Google, Facebook o Uber.
Conosciamo i pericoli di Microsoft, mentre forse quelli a cui ci espone Google sono sconosciuti anche per loro.
Noi, people of the blockchain, abbiamo un vantaggio in più, i nostri dati sono già pubblici, anche se questo non ci deve far abbassare la guardia.

Diceva questo simpatico signore, Marco Crotta, che il modo migliore per proteggere un'informazione è divulgarla!

Ci vedremo all'HiveFest allora! Non sapevo di questo evento virtuale, grazie per la info!
Baci, !BEER & abbracci 😘🍻🤗

A proposito di Facebook, Oculus obbliga i propri utenti a loggarsi con un utenza facebook... altro che open source?

Un altro caro abbraccio, !BEER e !ENGAGE 30

Oculus l'ha comprata Facebook...
Dai un'occhiata a OSVR, Open Source Software & Hardware.
Grazie per il video!
Besos !BEER & abrazos

Ho dato un'occhiata a OSVR, ma non ho capito che HW mi conviene comprare: tu, cosa puoi consigliarmi?

!BEER
!ENGAGE 30

Io sono rimasta un po' all'antica, forse. 😅
Dovrò attualizzarmi, per l'HiveFest!
Per la poca esperienza che ho, posso solo sconsigliarti caschi che usano lo smartphone... Dopo 2 minuti già viene il mal di testa.
Se il tuo acquisto è principalmente per l'HiveFest, conviene scegliere qualche modello compatibile con Altspace VR, che secondo la loro pagina sono questi:
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https://help.altvr.com/hc/en-us/articles/115003538414-Minimum-System-Specifications

Ho sbirciato un po' i prezzi e credo che sceglierò l'alternativa 2D, software gratis, testiera e mouse, de toda la vida, come dicono gli spagnoli 😂

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https://altvr.com/get-altspacevr-2/

Se scopro qualche altra alternativa ti aggiorno!
Baci, !BEER & abbracci 😘🍻🤗

Mi sa che per effettuare una scelta decente, la soluzione migliore sia recarmi in un negozio specializzato per provare personalmente l'esperienza... lockdown permettendo, LOL.

Ciao!


Un caro abbraccio 🤗 e un po' di !BEER 🍻


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Grazie per il video di Marco Crotta.

Contraccambio con (un più datato) video d'un mio corregionale... Chissà se l'hai già visto e se ti piace? 🙄 !BEER 🍻

Posted using Dapplr


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